Gianduja, la maschera e il cioccolato del Piemonte
Quando sentiamo la parola gianduia, probabilmente pensiamo subito al cioccolato e alle nocciole. Questo abbinamento, nato in Piemonte, ha superato i confini italiani ed è diventato famoso grazie a cioccolatini, creme, dolci e prodotti venduti in molte parti del mondo.

Ma, molto prima di diventare un gusto famoso, Gianduja era già un personaggio popolare piemontese.
La sua storia è iniziata nei piccoli teatri di marionette, è passata attraverso il Carnevale di Torino, ha acquisito importanza durante il Risorgimento e solo in seguito è arrivata nelle pasticcerie.
È un percorso che unisce teatro, satira politica, vino, nocciole e cioccolato.
Prima del cioccolato, un personaggio popolare
Gianduja, Giandoja, in piemontese, è la maschera tradizionale di Torino e una delle figure più conosciute del Piemonte.
Così come Pulcinella è legato a Napoli, Pantalone a Venezia e Balanzone a Bologna, Gianduja rappresenta il proprio territorio: il modo di vivere, l’umorismo e alcuni dei valori attribuiti al popolo piemontese.
Ma non è nato direttamente come costume di Carnevale.
Il personaggio apparve all’inizio dell’Ottocento nel teatro dei burattini, creato dagli artisti torinesi Giovanni Battista Sales e Gioachino Bellone. Un documento pubblicato a Genova il 4 marzo 1804 menzionava già un teatro nel quale venivano rappresentati spettacoli del “Gianduja piemontese”.
Gianduja veniva raffigurato come un uomo semplice, allegro e profondamente legato alla vita popolare. Aveva il viso arrossato, un sorriso accogliente e un carattere spiritoso. Amava la buona tavola, apprezzava il vino e, pur essendo scherzoso, rappresentava anche l’onestà, il buon senso e la fedeltà alla parola data.

Giovanni del boccale
La spiegazione più diffusa sull’origine del nome Gianduja si trova nell’espressione piemontese Gioanin dla doja o Gioann dla doja.
Gioanin corrisponde a Giovanni, mentre doja indica un recipiente usato per conservare o servire il vino. Il nome potrebbe quindi essere interpretato come “Giovanni del boccale” o “Giovanni del recipiente del vino”.
Non a caso, Gianduja viene tradizionalmente raffigurato con in mano un boccale pieno di vino. Questo oggetto non è soltanto un accessorio: rafforza il suo legame con le feste popolari, la convivialità e i semplici piaceri della tavola piemontese.
Anche il suo abbigliamento è diventato facilmente riconoscibile: cappello a tre punte, giacca marrone con dettagli rossi, panciotto giallo, pantaloni verdi al ginocchio, calze rosse e scarpe con fibbie.
Al suo fianco compare spesso Giacometta, la sua compagna, associata al buon senso, alla generosità e alla partecipazione alle celebrazioni e alle iniziative di solidarietà.

Quando Gianduja incontrò il cioccolato
Nel corso dell’Ottocento, Torino consolidò la propria tradizione nella produzione del cioccolato. Allo stesso tempo, il Piemonte offriva un ingrediente abbondante e di grande qualità: la nocciola, soprattutto quella coltivata nelle Langhe, nel Roero e nel Monferrato.
Dall’unione di cacao, zucchero e nocciole nacque il cioccolato conosciuto come gianduia.
La spiegazione tradizionale collega il suo sviluppo alla difficoltà di reperire cacao durante le restrizioni commerciali del periodo napoleonico. I cioccolatieri piemontesi avrebbero quindi iniziato a utilizzare le nocciole locali per integrare il cacao, che all’epoca era costoso e difficile da trovare.
Questa ricostruzione, però, va considerata con una certa cautela. Il blocco napoleonico risale all’inizio dell’Ottocento, mentre l’affermazione commerciale del gianduia e del gianduiotto avvenne diversi decenni più tardi. La ricetta fu probabilmente perfezionata poco alla volta, e ancora oggi esistono versioni differenti sulla sua origine e sulle date esatte.
Negli anni Sessanta dell’Ottocento comparve anche il gianduiotto, un piccolo cioccolatino preparato con cacao e nocciole e riconoscibile per la sua forma caratteristica.
Il suo nome si ispirava a Gianduja, che era già un personaggio molto amato dal pubblico e un simbolo del Piemonte. Durante il Carnevale, i cioccolatini venivano distribuiti in associazione con il personaggio, rafforzando il legame tra la maschera e il nuovo prodotto.
Così, il nome di un personaggio nato nel teatro popolare entrò definitivamente nella storia della pasticceria piemontese.

Gianduja, gianduia e gianduiotto
I tre nomi fanno parte della stessa storia, ma non indicano esattamente la stessa cosa.
Gianduja è il personaggio e la maschera tradizionale del Piemonte.
Gianduia è la preparazione a base di cioccolato e nocciole.
Gianduiotto è il piccolo cioccolatino realizzato con questa preparazione e legato alla tradizione torinese.
L’ordine è importante: prima venne il personaggio. In seguito, la sua popolarità e il suo forte legame con il Piemonte portarono il mondo della pasticceria ad adottarne il nome.
Un sapore che custodisce la cultura del Piemonte
Oggi il gianduia è conosciuto ben oltre i confini italiani. Eppure, dietro il suo sapore si nasconde una storia iniziata nei teatri popolari, passata attraverso il Carnevale e la satira politica, fino a trovare nelle nocciole piemontesi un nuovo modo per continuare a vivere.
Gianduja continua a rappresentare l’allegria, la generosità, il buon senso e il legame con la propria terra.
Conoscere questa origine cambia il modo in cui guardiamo il cioccolato. Non è più soltanto un incontro tra cacao e nocciole, ma diventa anche un piccolo frammento della storia di Torino e del Piemonte.
Una maschera, un recipiente per il vino e un piccolo cioccolatino possono sembrare elementi lontani tra loro. In Piemonte, però, appartengono alla stessa storia.



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