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Gianduja, la maschera e il cioccolato del Piemonte

2 ago
Tempo di lettura: 4 min

Quando sentiamo la parola gianduia, probabilmente pensiamo subito al cioccolato e alle nocciole. Questo abbinamento, nato in Piemonte, ha superato i confini italiani ed è diventato famoso grazie a cioccolatini, creme, dolci e prodotti venduti in molte parti del mondo.


Nonno Cinquino in una storica pasticceria di Torino, accanto a un vassoio di gianduiotti, a un recipiente di vino piemontese e a raffigurazioni tradizionali di Gianduja, con la Mole Antonelliana sullo sfondo e il titolo dell’articolo in italiano.

Ma, molto prima di diventare un gusto famoso, Gianduja era già un personaggio popolare piemontese.

La sua storia è iniziata nei piccoli teatri di marionette, è passata attraverso il Carnevale di Torino, ha acquisito importanza durante il Risorgimento e solo in seguito è arrivata nelle pasticcerie.

È un percorso che unisce teatro, satira politica, vino, nocciole e cioccolato.


Prima del cioccolato, un personaggio popolare

Gianduja, Giandoja, in piemontese, è la maschera tradizionale di Torino e una delle figure più conosciute del Piemonte.

Così come Pulcinella è legato a Napoli, Pantalone a Venezia e Balanzone a Bologna, Gianduja rappresenta il proprio territorio: il modo di vivere, l’umorismo e alcuni dei valori attribuiti al popolo piemontese.

Ma non è nato direttamente come costume di Carnevale.

Il personaggio apparve all’inizio dell’Ottocento nel teatro dei burattini, creato dagli artisti torinesi Giovanni Battista Sales e Gioachino Bellone. Un documento pubblicato a Genova il 4 marzo 1804 menzionava già un teatro nel quale venivano rappresentati spettacoli del “Gianduja piemontese”.

Gianduja veniva raffigurato come un uomo semplice, allegro e profondamente legato alla vita popolare. Aveva il viso arrossato, un sorriso accogliente e un carattere spiritoso. Amava la buona tavola, apprezzava il vino e, pur essendo scherzoso, rappresentava anche l’onestà, il buon senso e la fedeltà alla parola data.


Nonno Cinquino davanti a un antico teatro di marionette del Piemonte, in una strada dall’atmosfera storica, accanto a una frase in italiano sull’origine teatrale di Gianduja prima della sua associazione con il cioccolato.

Giovanni del boccale

La spiegazione più diffusa sull’origine del nome Gianduja si trova nell’espressione piemontese Gioanin dla doja o Gioann dla doja.

Gioanin corrisponde a Giovanni, mentre doja indica un recipiente usato per conservare o servire il vino. Il nome potrebbe quindi essere interpretato come “Giovanni del boccale” o “Giovanni del recipiente del vino”.

Non a caso, Gianduja viene tradizionalmente raffigurato con in mano un boccale pieno di vino. Questo oggetto non è soltanto un accessorio: rafforza il suo legame con le feste popolari, la convivialità e i semplici piaceri della tavola piemontese.

Anche il suo abbigliamento è diventato facilmente riconoscibile: cappello a tre punte, giacca marrone con dettagli rossi, panciotto giallo, pantaloni verdi al ginocchio, calze rosse e scarpe con fibbie.

Al suo fianco compare spesso Giacometta, la sua compagna, associata al buon senso, alla generosità e alla partecipazione alle celebrazioni e alle iniziative di solidarietà.


Nonno Cinquino in una storica pasticceria di Torino, guarda con espressione incantata un vassoio di gianduiotti sul bancone, con una maschera di Carnevale, un cappello tricorno e un boccale di vino sullo sfondo, accanto a una frase in italiano sul legame tra questi elementi nella cultura piemontese.

Quando Gianduja incontrò il cioccolato

Nel corso dell’Ottocento, Torino consolidò la propria tradizione nella produzione del cioccolato. Allo stesso tempo, il Piemonte offriva un ingrediente abbondante e di grande qualità: la nocciola, soprattutto quella coltivata nelle Langhe, nel Roero e nel Monferrato.

Dall’unione di cacao, zucchero e nocciole nacque il cioccolato conosciuto come gianduia.

La spiegazione tradizionale collega il suo sviluppo alla difficoltà di reperire cacao durante le restrizioni commerciali del periodo napoleonico. I cioccolatieri piemontesi avrebbero quindi iniziato a utilizzare le nocciole locali per integrare il cacao, che all’epoca era costoso e difficile da trovare.

Questa ricostruzione, però, va considerata con una certa cautela. Il blocco napoleonico risale all’inizio dell’Ottocento, mentre l’affermazione commerciale del gianduia e del gianduiotto avvenne diversi decenni più tardi. La ricetta fu probabilmente perfezionata poco alla volta, e ancora oggi esistono versioni differenti sulla sua origine e sulle date esatte.

Negli anni Sessanta dell’Ottocento comparve anche il gianduiotto, un piccolo cioccolatino preparato con cacao e nocciole e riconoscibile per la sua forma caratteristica.

Il suo nome si ispirava a Gianduja, che era già un personaggio molto amato dal pubblico e un simbolo del Piemonte. Durante il Carnevale, i cioccolatini venivano distribuiti in associazione con il personaggio, rafforzando il legame tra la maschera e il nuovo prodotto.

Così, il nome di un personaggio nato nel teatro popolare entrò definitivamente nella storia della pasticceria piemontese.


Nonno Cinquino osserva un vassoio di gianduiotti in una storica pasticceria di Torino, accanto a una maschera di Carnevale, a un cappello tricorno e a un boccale di vino, elementi legati all’origine piemontese del cioccolato gianduia.

Gianduja, gianduia e gianduiotto

I tre nomi fanno parte della stessa storia, ma non indicano esattamente la stessa cosa.

Gianduja è il personaggio e la maschera tradizionale del Piemonte.

Gianduia è la preparazione a base di cioccolato e nocciole.

Gianduiotto è il piccolo cioccolatino realizzato con questa preparazione e legato alla tradizione torinese.

L’ordine è importante: prima venne il personaggio. In seguito, la sua popolarità e il suo forte legame con il Piemonte portarono il mondo della pasticceria ad adottarne il nome.


Un sapore che custodisce la cultura del Piemonte

Oggi il gianduia è conosciuto ben oltre i confini italiani. Eppure, dietro il suo sapore si nasconde una storia iniziata nei teatri popolari, passata attraverso il Carnevale e la satira politica, fino a trovare nelle nocciole piemontesi un nuovo modo per continuare a vivere.

Gianduja continua a rappresentare l’allegria, la generosità, il buon senso e il legame con la propria terra.

Conoscere questa origine cambia il modo in cui guardiamo il cioccolato. Non è più soltanto un incontro tra cacao e nocciole, ma diventa anche un piccolo frammento della storia di Torino e del Piemonte.

Una maschera, un recipiente per il vino e un piccolo cioccolatino possono sembrare elementi lontani tra loro. In Piemonte, però, appartengono alla stessa storia.

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