Abarth 695 Tributo Ferrari, quando il Cinquecento ha indossato il Rosso Corsa
- Serginho

- 15 feb
- Tempo di lettura: 5 min
Chi segue il GIRO500 lo sa già, amo i viaggi tranquilli, le strade secondarie, i giri bassi e i paesaggi che chiedono più contemplazione che fretta. Il mio Cinquecento ideale non è quello che corre, è quello che dialoga con il luogo che attraversa.
Detto questo, sarebbe poco onesto fingere che certe auto non suscitino un’ammirazione immediata, quasi istintiva. E quando un piccolo 500 porta sul petto il cavallino rampante della Ferrari, è impossibile restare indifferenti.

Abarth 695 Tributo Ferrari non è mai stata pensata per lunghi GIRO tranquilli, e va bene così. È nata con un’altra missione, celebrare un incontro improbabile tra due dei marchi più iconici dell’industria automobilistica italiana. Da un lato il Cinquecento, simbolo di leggerezza, design e mobilità urbana. Dall’altro la Ferrari, sinonimo assoluto di performance, competizione e passione.
Il risultato non è stato soltanto un’auto più veloce. È stato un oggetto del desiderio, un esercizio di stile e, con il tempo, una vera pièce da collezione.
Abarth 695 Tributo Ferrari nato prima ancora di esistere
Prima di diventare una serie limitata disponibile al pubblico, l’idea del Tributo Ferrari è nata in modo quasi sperimentale. Alla fine degli anni Duemila, Abarth sviluppò circa 200 unità speciali della FIAT 500, pensate esclusivamente per la rete Ferrari. Queste vetture venivano utilizzate come auto di cortesia e di supporto per clienti e concessionarie del marchio di Maranello, funzionando come piccoli ambasciatori urbani dello spirito Ferrari.
L’entusiasmo generato da quei primi esemplari fu immediato. La combinazione tra il carisma del Cinquecento e l’aura Ferrari funzionava meglio del previsto. Proprio questa accoglienza positiva spinse Abarth a trasformare quell’esperimento iniziale in un progetto più ambizioso, dando vita a una versione ufficiale, numerata e limitata, che il mondo avrebbe conosciuto come Abarth 695 Tributo Ferrari.
Un tributo che è andato oltre il nome
Presentato ufficialmente nel 2009 e prodotto a partire dal 2010, il 695 Tributo Ferrari chiarì fin dall’inizio che non si trattava dell’ennesima versione sportiva del 500. Era qualcosa pensato per segnare un’epoca.
Questa versione è stata commercializzata in quattro colori diversi.
I riferimenti alla Ferrari sono ovunque, ma senza eccessi. La vernice Rosso Corsa, le strisce grigie, i cerchi esclusivi ispirati all’universo di Maranello, lo scudo del cavallino sui parafanghi. Tutto comunica appartenenza a un immaginario più grande, più intenso e profondamente emozionale.
Questa attenzione ai dettagli si rifletteva anche nella palette cromatica scelta per il modello. L’Abarth 695 Tributo Ferrari è stata proposta ufficialmente in quattro colori, tutti fortemente legati all’immaginario Ferrari, il classico rosso, il vibrante giallo, oltre al blu scuro e al grigio, opzioni più sobrie che bilanciavano sportività ed eleganza. Ogni tonalità contribuiva a rafforzare il carattere esclusivo del modello, senza snaturare l’identità del Cinquecento.
Anche chi non è interessato ai numeri o alle prestazioni percepisce che lì c’è qualcosa di diverso. L’auto sembra più tesa, più pronta, quasi impaziente. È un Cinquecento che non vuole soltanto passeggiare, vuole dimostrare di saper anche accelerare.
Esclusività che si è trasformata in storia
Un altro elemento che ha consolidato lo status del 695 Tributo Ferrari è stata la sua produzione estremamente limitata. I materiali ufficiali dell’epoca indicavano appena 1.649 unità prodotte, un numero che ha contribuito fin dall’inizio a rafforzare il carattere esclusivo del modello.
Più che un dato tecnico, quel numero è diventato un simbolo. L’auto è nata rara, e ciò che è raro fin dall’origine tende ad acquisire ancora più valore con il tempo. Oggi il Tributo Ferrari non è soltanto ammirato, è rispettato come un capitolo speciale della storia del Cinquecento moderno.
Rappresenta un momento preciso dell’industria automobilistica italiana, quando era ancora possibile creare serie speciali con un’identità forte, senza eccessivi vincoli, unendo emozione, design e narrazione.
Con il passare degli anni, questo riconoscimento si è riflesso anche nel mercato. Oggi l’Abarth 695 Tributo Ferrari compare già in vendite private e aste internazionali con valori che sfiorano i 50 mila euro, a seconda dello stato di conservazione, dell’originalità e della storia dell’esemplare. Un segnale chiaro che il Tributo Ferrari ha smesso di essere soltanto una serie speciale per conquistare un posto definitivo tra i Cinquecento più desiderati dai collezionisti.
Non è per il mio GIRO, ma ne terrei uno in garage.
Se fossi assolutamente fedele allo spirito del GIRO500, forse direi che questa non è la mia auto. E, in effetti, non sarebbe il Cinquecento che sceglierei per attraversare borghi, strade rurali o percorsi gastronomici a bassa velocità.
Ma questo non significa che non terrei un’Abarth 695 Tributo Ferrari in garage. Al contrario. Sarebbe quel vicino nervoso, sempre pronto a scattare, mentre l’altro 500 osserva in silenzio, con un sorriso discreto.
C’è spazio per entrambi. Uno rappresenta il tempo, la pausa, la strada. L’altro rappresenta il battito accelerato, l’emozione meccanica. E questa convivenza dice molto sulla versatilità del Cinquecento, non solo come auto, ma come piattaforma culturale.

Parla Nonno Cinquino!
“Ah, questo ragazzo è davvero nervoso… Quando accelera, sembra sempre in ritardo per qualcosa. Ma bisogna riconoscerlo, sotto quel piccolo cofano battono due cuori importanti. Uno è del Cinquecento, leggero, sveglio, intelligente. L’altro arriva dritto da Maranello.
Non è un’auto da passeggiata tranquilla, no. È fatta per chi ama gli alti regimi, per chi sorride quando il motore sale e la strada sembra accorciarsi. Lo guardo e penso, giovane, impulsivo, ma con un’anima italiana di quelle che non si perdono nel tempo. E questo, amici miei, non passa mai di moda.”
Un Cinquecento che sarà sempre ammirato
L’Abarth 695 Tributo Ferrari è invecchiata molto bene. Non è diventata una caricatura, non ha perso rilevanza, non è rimasta intrappolata in una moda passeggera. È rimasta esattamente come è nata, un esercizio di identità e un incontro raro tra due filosofie che difficilmente si incrociano.
Nel GIRO500 mi piace raccontare storie che vanno oltre l’auto in sé. Storie di cultura, simboli ed emozioni che attraversano il tempo. E il Tributo Ferrari merita questo spazio. Non come protagonista dei nostri viaggi lenti, ma come quel personaggio speciale che passa veloce, cattura lo sguardo, lascia un ricordo e prosegue il suo cammino.
Un Cinquecento diverso, intenso ed esclusivo. Forse non è l’auto dei nostri GIRO, ma è certamente una di quelle che saranno sempre ammirate da chi capisce che, a volte, anche la fretta può essere bella.
Crediti immagini: Le immagini utilizzate in questo post provengono da due fonti distinte. Parte del materiale visivo fa parte del press kit istituzionale ufficiale di Stellantis, realizzato a fini di presentazione e divulgazione del modello. Altre immagini sono state reperite da registrazioni pubbliche di esemplari reali documentati in aste internazionali, con particolare riferimento a Broad Arrow Auctions, e sono utilizzate esclusivamente a fini editoriali, informativi e di contestualizzazione storica, senza alcuna finalità commerciale o pubblicitaria.


























































































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